
Sono il cavaliere nero che percorro la mia strada, dove porta non lo sò ma lo scoprirò, non sono nè buono nè cattivo, ma vivo la mia vita secondo i miei principi.
Valeriangel85 in Nascondendosi ...
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Nascondendosi tra le molteplici lance accatastate in barili di legno Sala ne afferrò una, si sporse un poco per notare che la porta in fondo alla scalinata era aperta, una lancia ben piazzata e la guardia rimase appesa con la lancia nel petto, non appena si fiondò nella porta le sue speranze di fuggire si ruppero come cristallo, una piantagione infinita di piante carnivore alte svariati metri. Tra esse sentieri dove le donne camminavano, Sala si inginocchiò impotente e due minotauri armati di lance puntate al suo collo si avvicinarono.
- Belle vero?- Rog fece cenno alle guardie di non toccarlo – non puoi fuggire da qui! Lo sai!- sospirò come se parlasse ad uno stupido, rivelando con il suo sospiro un grande difetto: la superbia – Sai a cosa mi servono? No di sicuro! Con la barriera eretta dalla principessa non posso più avvicinarmi ad Eru, i miei eserciti non possono passare oltre il torrente sacro, fermati da una cosa invisibile, ma tu mi aiuterai ad entrare, queste sono solo piante, semi portati dal vento quindi passeranno, ma tu caro Sala demolirai la barriera...-
- Lei non sarà così stupida, non me lo permetterà, non ti permetterà di distruggere per la seconda volta la nostra capitale, e soprattutto Rhià non porterà mai i tuoi malefici sortilegi fino ad Eru... -
-Non ti ho interpellato al riguardo, Rhià farà ciò che voglio. I Sigilli sono intatti, ed i Cercatori non sono tornati, il Guardiano ha i giorni contati, dopo di che le cavalcature sacre saranno mie. Sai chi si manifesterà su questa spiaggia? La cavalcatura sacra del guardiano, e la mia torre sarà la sua prigione.
- I sigilli non sono rotti? E dove sfocia il fiume Burios? Avatar dove è diretto secondo te? - il volto di Rog si scurì improvvisamente- i sigilli non sono a Rhonin come credi, specchietti per le Allodole, li chiamano i saggi, per i ciechi come te, dico io, tu non hai più i poteri, di nuovo,...-
Catene arrugginite, bracciali sporchi di sangue e Sala appeso per le braccia, senza toccare i piedi in terra, il sangue gli colava lento dalle ferite, fino a terra. L'unico rumore che sentiva di notte era il suo sangue che gocciolava, l'unica cosa che vedeva da dove era appeso erano i Grunk che lavoravano giorno e notte,ogni tanto scortavano donne e bambini fino ad una scalinata, ma non sapeva dove portasse.
La magia non lo poteva aiutare, non sotto l'effetto delle stregonerie di Rog, lui era uno stregone naturale un tempo, i suoi poteri lo sono tuttora. Lui grande e grosso, alla merciè di un ragazzino, costretto in manette da scherzi della natura, imprigionato da un traditore, aspettava solo che Avatar tornasse per liberarlo, ma finora inutilmente.
Le giornate passavano lente tra una vergata ed una frustata, ma nessuno faceva domande, nemmeno Rog che vestito di un abito bianco stava fermo ed impassibile tra il sudiciume dei suoi sudditi, il puzzo di quel posto era ormai troppo familiare a Sala che decise di reagire: i maghi non avevano nessun tipo di addestramento fisico, ma lui era un guerriero vecchio stile, corpo a corpo, e quindi era molto robusto, raccolse le sue ultime forze e approfittando della ruggine delle catene e dal tempo che tenevano il suo peso le ruppe con poche oscillazioni e qualche strattone. Le guardie si accorsero ma i colpi violenti di catena che ricevettero in faccia li uccisero in poco tempo: - adesso siamo pari bestiacce! -
5. Prigioniero!
-Uno ad uno, sono caduti, i cavalieri del prode Avatar, perché io sono vivo, appeso qui da un mese, mi tenete in vita a stenti, uccidimi...vigliacco, aver perso un esercito contro di te è un insulto, se non mi uccidi appena mi libero ti spezzo le braccia, capito verme!...-
Rog rise malignamente nella penombra delle sue officine di morte, prese Sala per il mento, stringendolo, poi guardandolo negli occhi disse :
-Mi servi vivo ed in forze, arrabbiati più che puoi, il tuo potere è sotto il mio controllo qui sotto, e ricorda, quando avrò finito con te sarai così malvagio che pure il mio signore ti temerà! -
Detto questo se ne andò, e la tortura ricominciò.
Una sferzata di frusta seguita da un colpo violento di verga, si sentì spezzare il fiato, ma con tutta la rabbia che aveva in corpo non svenì per poco, un'altra frustata, poi un'altra vergata, e così fino a notte, nelle officine di morte di Rog.
-Stanotte trattamento speciale per il nostro ospite – grugnì un Grunk dietro di lui – dormirai appeso!-
Fenrir cominciò a correre verso Mark trasformandosi, l'oste arrivò alla locanda, sfondò la porta e mollò un pugno sul balcone mandandolo in frantumi e rivelando un martello enorme ed un'ascia dalla grandezza spropositata. La campana scandì un rintocco, si erano accorti di cosa era successo. Svelto corse alla scuderia, tramortì lo stalliere e prese due cavalli. Cavalcò tra la gente, travolgendo qualunque guardia o persona gli si parava davanti. Al portone calciò il cavallo con gli speroni aumentando la velocità del galoppo. Mark non capì cosa stava succedendo, Fenrir era Lupo, e l'oste gridava coma un matto – Sono traditori del regno di Eru – tutto era chiaro.
Rimase fermo e quando i suoi compagni lo raggiunsero, ma non si fermarono in tempo per la troppa velocità, Mark preso da troppa rabbia per la scena alla quale aveva assistito, alzò un pugno verso Bra, aprì la mano ed un lampo azzurro si alzò dalla terra al cielo, il villaggio esplose lanciando in aria detriti di legno, persone e fumo.
Mark sorrideva compiaciuto del suo operato, ma l'oste e Fenrir si guardarono spaventati a morte.
- Chi è questo straniero, un altro arruolato del nostro esercito? - chiese l'uomo con l'armatura nera... - sembri robusto, forse non morirai subito -
- Cosa stai facendo, non starai mica vendendo le donne a questo tizio? - chiese Mark al capo villaggio - non ci provare o la pagherai cara! Credevo seguiste la legge di Eru qui! -
-Io sono il portavoce diretto dello stregone Rog, ed egli pretende schiavi per sue legioni di lavoro, le donne vengono con me ed io non distruggo il villaggio, uno scambio equo no? - e sorrise – ora pure tu vieni con me! -
- Provaci se ci riesci! - Disse Mark – vediamo cosa ti succede! -
Quando l'uomo afferrò Mark per un polso, gli diede un pugno in faccia, talmente potente che il suo elmo andò in frantumi, e dal rumore non si capì se si ruppero pure le ossa facciali dell'uomo che cadde metri indietro senza rialzarsi. Subito il capo villaggio blocco Mark da dietro e disse: - Stupido, cosa hai fatto! Era il nostro biglietto per sopravvivere quando Rog raderà al suolo Eru per la seconda volta! -
- Non si vive sulla morte degli altri, soprattutto su chi è più debole -
Detto questo estrasse il suo pugnale, lo fece roteare nella la mano e tenendolo con la lama rivolta all'esternose la fece passare vicno alla spalla e sfregiò a fondo la guancia, l'occhio e la fronte del capo villaggio. Il sangue macchiò l'erba fresca del pratoe lo spallaccio di Mark.
Fenrir e l'oste si erano affacciati dal forte giusto in tempo per vedere il capo villaggio inginocchiato con il sangue che denso colava dalla sua mano poggiata sul volto,una a terra, davanti, in piedi Mark, con lo sguardo vuoto di chi non ha nulla, sferrò un calcio, violentissimo al volto dell'uomo che cadde indietro, a terra,come morto.
- La mia missione è saltata, maledizione, vai Fenrir, arrivo subito! VAIIIIIIIII! -
Durante questo consiglio segreto Mark stava ancora sulla torre che reggeva la campana nel centro di Bra, tutto intorno il chiasso del mercato di mezza primavera, ma non lo infastidiva, poi all'orizzonte vide delle donne con delle grandi ceste di vimini piene di vestiti sporchi, lente camminavano verso il fiume, seguite da guardie armate, lunghe lance con le punte rivolte verso il cielo, la cosa lo fece diventare sospettoso. A pochi metri da loro due persone parlavano animatamente e seriamente indicando ripetutamente le donne che tristi in volto immersero le mani nell'acqua del fiume.
Una frustata sferzò verso la schiena di una di esse, Mark saltò dalla torre ed in un secondo era al cancello secondario da dove le donne erano uscite, uno ad uno colpì le guardie, che svenute caddero a terra, poi lento si incamminò verso i due, ora li poteva vedere, uno era il tizio che li aveva accolti, il secondo era un uomo alto, in armatura nera, molto minacciosa, una frusta ed un pugnale grande quasi quanto una spada, un po' ricurvo, senza fodero, le sue cotte di maglia, di nero lucente, quasi luccicavano, di minaccioso anche sotto la luce del Sole, il suo mantello portato in alto dal leggero alito di vento, il suo elmo lungo fin sotto le guance, adornato da un teschio umano che spiccava vuoto sopra la loro conversazione.
Notarono entrambi Mark che minaccioso si avvicinava lentamente, il suo mantello marrone mosso dalla camminata svelta.
Interruppero la conversazione quando Mark era ancora lontano qualche centinaio di metri ma al primo sbatter d'occhi era accanto a loro.
La conversazione tra l'oste e Fenrir si interruppe bruscamente, avvertirono che era stata usata una magia del vento lì vicino...
La mattina Fenrir si svegliò di soprassalto da un bruttissimo sogno : il suo branco sterminato ancor prima che lui potesse fare qualcosa per aiutarli... balzò giù dal letto per prendere un bicchiere di acqua ma si accorse che Mark era scomparso.
Il gallo cantava ancora fresco e il cielo si tingeva lentamente del rosso mattutino, Fenrir si affacciò alla finestra per urlare il nome di Mark ma lo vide lì, sul palco della campana, seduto verso Est sul punto più alto di Bra ...
-Non credi sia stupendo, pensare che dove sorge il Sole ci sia Eru, è un pensiero bellissimo.Hai mai notato che prima che il Sole si veda ad Est, il rosso del mattino rischiara il Nord? - disse con lo sguardo intento verso Est come a cercare qualcosa.
-Sparisci così un'altra volta e giuro che quando ti ritrovo ti uccido con le mie mani...- ma lui sembrava non ascoltarlo.
A mezzo dì Fenrir incontro l'oste come da accordo, in un piccolo capanno degli attrezzi lungo il muro di cinta, in disparte dal mercato che si svolgeva al centro di Bra. Sottovoce l'oste sussurrò a Fenrir:
-So che sei un Mutaforma, l'ho sentito, pure io sono un mago di Eru, ma quel Mark è il guardiano? Non mi sembra molto potente, chi è? Da dove viene?- chiese curioso l'oste...
- Lui è Mark, figlio del precedente guardiano, fratello di Avatar, punta di diamante dell'esercito imperiale dell'ordine dei cavalieri d'oro...- gli occhi dell'oste si riempirono di luce ed esclamò:
- Fratello di Avatar in persona, colui che sopravvisse a Rog Lo Stregone, dove siete diretti?- e Fenrir poté solo ribattere soddisfatto :
- Ad Eru! -
-Pure io sono di Eru, - disse l'oste ora serio – sono il maestro d'armi della Torre di Luce e sono qui in missione delicata per conto di lei, nessuno deve sapere che sono qui, questo villaggio è accusato di tradimento verso la corte della magia alla quale è a capo la nostra amatissima principessa, aiutami e torna con me vincitore alla città magica.-
- Sarebbe solo una deviazione, mi dispiace amico mio, dovrai svolgere il tuo compito da solo, scusa ma il Guardiano deve andare ad Eru per forza o l'esercito sarà di sicuro disperso dalle schiere di Rog! -
- Capisco benissimo, Eru prima di tutto! - e si batté un pugno sul petto.
Mark non aveva mai assaggiato la birra dei nani e ne volle provare un boccale, Fenrir già sapeva il suo sapore, quindi annuì. La birra fu servita in boccali di alto prestigio, terracotta smaltata dentro e fuori, un brindisi tra i due, un sorriso, ed un lungo sorso che fece brillare gli occhi anche alla luce di quelle fioche torce, sembrava che qui ci fosse la pace in questi tempi bui ma un lampo accecante la interruppe, un tuono e subito cominciò il temporale.
- Eh! Domani ad Eru non si mieterà il grano, no di sicuro!- Borbottò l'oste che dava le spalle ai due intento a strofinare a fondo un boccale.
Fenrir sentì:
- Cosa? Anche tu sei di Eru? Come mai qui? - chiese sottovoce senza farsi sentire da Mark.
-Domani, in privato, all'ingresso a mezzo dì – disse l'oste con un filo di voce, ma sempre girato di spalle – ora non fare domande, zitto e bevi, offro io, tanto forse domani non ci saremo più, nessuno dei tre, a meno che tu non abbia una buona carta da giocare? -
- Ho un guardiano! - gli occhi dell'oste si illuminarono di speranza.
Mark non si curò della conversazione tra i due, era intento ad osservare il posto in cui si trovava, il suo legno, la sua manifattura.
Una scala di legno scuro come la pece saliva storta su nelle camere, l'ampio salone illuminato da piccole torce appese a ben robusti pilastri di pietra illuminavano fiocamente gli ospiti della locanda, due tizzi grandi e grossi, molto robusti ed estremamente silenziosi sedevano ad un tavolo, con un altro tizio, più piccolo ed esile, che dava le spalle al bancone, i due fissavano Mark che si sentì imbarazzato, si voltò e salì le scale facendo cenno a Fenrir ed all'oste.
-''Lei'' vi ha convocati, capisco, venite con me, questi sono i vostri cavalli-
I due cavalli erano già sellati e ferrati, pronti per la battaglia, o forse stanchi di vederne. La cavalcata verso il minuscolo paese fu breve dal bosco, Fenrir stava molto meglio, era in piena salute e Mark era felicissimo di vedere che il male non era arrivato ovunque.
Trovarono alloggio in una locanda chiamata ''Freccia Blu'', una piccola bettola in legno scurissimo, appena al centro di Bra, il piccolo villaggio così nominato dai suoi abitanti, l'oste era una persona simpatica, di corporatura robusta e grande, molto muscolosa, capelli lunghi, fin sotto le spalle, raccolti in una traccia bionda, quasi bianchi, il suo volto di bell'aspetto.
L'asciugamano lercio alla cintura, il tipico simbolo dell'oste gentile ed accogliente, i due si sedettero al banco battendo con le nocchie sul legno scuro e tarlato, mai stato trattato, secondo Mark.
- cosa vi porto di buono viandanti? - disse l'oste con voce cupa, ma non molto, poi strofinò il suo balcone con lo straccio, togliendo delle macchie di birra lasciate da qualcuno che aveva alzato il gomito,
- ho dell'ottima birra nanica in botti di legno! Che ne dite? -
Si avviarono di fretta per il piccolo sentiero, correndo come un matto con l'arco in mano, appena fuori dal bosco, Mark si fermò di colpo,che spettacolo, un piccolo paese con le casette di legno, ben fortificato, alte mura di pietra, molto robuste a vista, una torre di legno al centro, altissima, con una campana al centro, gli arcieri piazzati sulla fortificazione notarono i due appena usciti dal bosco.
-Stranieri dal bosco !- Urlò una guardia.
L'enorme portone si aprì molto lentamente, un cavaliere lentamente si avviò sul cavallo mascherino marrone chiaro, aveva altri due cavalli bianchi al suo seguito.
Al galoppo si avvicinò, che dolce suono gli zoccoli dei cavalli al galoppo sull'erba fresca mattutina, l'aria fresca dopo la pioggia notturna, tra le piante circostanti una leggera nebbiolina si alzava tra i rami, sullo sfondo del paese.
Il cavaliere era giunto:
-Siete di Eru stranieri?-
I due si guardarono, un leggero sorriso si fece spazio tra i due, poi scoppiarono a ridere:
-Si amico, siamo di Eru e lì siamo diretti. Io sono Fenrir del branco dei Lupi Bianchi, lui è Mark il Guardiano, ''Lei'' ci ha convocati!-